Home
P r e m s e r P x i S v z i e z o r S w z c h e i r e i s P P e a r n f c o e r m S u i s i o
    Nomine 2017!
  • Nicolas Cilins & Tina Smoljko GE / VD

    Il confine fra l’interesse personale e la respon­sabilità pubblica è molto sottile: anche solo la prospettiva di un profitto può far barcollare le posizioni eticamente più ineccepibili. Nell’esperi­mento di Nicolas Cilins e Tina Smoljko, il nostro patrimonio viene messo in gioco in due modi: come denaro contante e come carburante dei regola­menti sociali e delle decisioni politiche.

  • Gregory Hari ZH

    Si fida della memoria collettiva e attinge alla forza narrativa di immagini e rituali. Ecco perché Gregory Hari riesce a innalzare a partitura sia l’esperienza soggettiva che i frammenti della cultura cinematografica e popolare. Le sue rappre­sentazioni sono emotive, le sue trame seducenti e la sua identità permeabile. Senza essere radicato né nell’arte drammatica né nella musica, l’interprete si muove tra vaghe allusioni.

  • Leo Hofmann ZH

    I giocatori sono giocattoli, la tecnologia è una protesi, e quando l’essenza nomade della musica evoca la propria eredità culturale, niente è più lontano del sentimento stilizzato. Nel momento in cui Leo Hofmann, nel suo ruolo di inventore, inter­prete e improvvisatore, scompone lingua, voce, movimento e tecnica per ricomporli in un nuovo ordine, anche la vulnerabilità diventa un tema.

  • Jérôme Leuba GE

    Quando la realtà rivela avere un doppio fondo, i sintomi sono insignificanti. E quando Jérôme Leuba vi impone uno spostamento locale o tempo­rale, i gesti più comuni minano energicamente la nostra percezione. Le presenze performative delle sue «Living Sculptures» lasciano tracce sottili. E poiché lui stesso non le sperimenta sulla propria pelle: la persona che vi sta di fronte o il vostro vicino potrebbero anch’essi essere degli attori?

  • Annina Machaz & Mira Kandathil ZH

    L’ammirazione può diventare uno stimolo e il riflesso una forza motrice che ci spingono a sfidare le nostre possibilità. Nella loro ultima produzione, le due artiste hanno adottato come alter ego le immagini di icone femminili (Monroe, Winehouse). Senza riserve e senza timore del trash e del glamour, Annina Machaz e Mira Kandathil superano il loro limite del pudore, come se la danza tra potere e rischio fosse la loro vera abilità.

  • Dawn Nilo BL

    Il confine tra l’improvvisazione, la quotidianità e la poesia è fluido. E in fondo, come separare queste sfere? La performance ha luogo sempre e comunque; la domanda è solo cosa si isola nello spazio e nel tempo e di quali strumenti servirsi per scoprire mentalmente terre inesplorate. Ed ecco come nell’analisi contemporanea critico­creativa di Dawn Nilo l’assurdo trova il suo spazio, e un varco verso la follia apparente.

  • Ramaya Tegegne GE

    Al margine dell’attenzione focalizzata e lontano dall’ordine attestato: lì dove le cose sono ancora in fase di formazione, la materia dell’interesse condi­viso si manifesta in modo malleabile ed elastico. Ramaya Tegegne raccoglie voci locali, assumendo empaticamente diversi atteggiamenti, e nella lettura diventa la mediatrice degli opinionisti in una cartografia sociale.